Concita De Gregorio e l’abilismo. Due parole sugli articoli di Concita De Gregorio su ‘La Repubblica’.

Postato da Andrea Moi il 08.08.2023

Preambolo 4 agosto 2023: dei giovani per farsi un selfie recano danno ad una statua e la De Gregorio parte con una filippica sulle punizioni da infliggere (tra le quali notiamo “toglietegli il sorriso”, e il pensiero va alla still-face), sul bisogno di portare cultura anche su Tik Tok (condivisibile), ma non senza prima inveire contro i giovani, apostrofandoli di idiozia e… – […] “ci sono questi cretini integrali, decerebrati assoluti che in un tempo non così remoto sarebbero stati alle differenziali, seguiti da un’insegnante di sostegno che diceva loro vieni tesoro, sillabiamo insieme, pulisciti però prima la bocca”…; – […] “hanno un deficit cognitivo – non è mica colpa loro, ce l’hanno”… Aggiornamento 5 agosto 2023: associazioni e persone fanno notare alla De Gregorio che ha scritto una roba che reca pregiudizio che nemmeno nell’ottocento… Lei risponde con un altro articolo dal quale si evince che non solo non ha studiato, ma potendo è in grado di peggiorare il pregiudizio con le seguenti frasi: – “i cerebrolesi sono persone meravigliose”; – “il linguaggio politicamente corretto e il comportamento che ne consegue stanno paralizzando il pensiero e l’azione – specie a sinistra”.

“La Repubblica, 4 e 5 agosto 2023 (gli articoli sono stati oscurati per diritti di copyright, potete trovare i link agli articoli completi nelle fonti in fondo alla pagina.

Queste parole (lo scrivo, perdonatemi, solo per chi non si occupa di queste dinamiche per lavoro, per interesse personale o perché le ha studiate) sono molto discriminatorie, pregiudizievoli e sono un vero e proprio insulto per chi quel periodo storico, che (quasi romanticamente) lei definisce “non così remoto”, lo ha vissuto. E dico questo perché la prima cosa che mi è venuta in mente è il libro “Il manicomio dei bambini” e le foto dei bambini legati al termosifone, oltre che le scene viste nelle scuole fino agli anni ottanta/novanta…

Foto di minori in un vecchio manicomio, autore/autrice non conosciuto/a (se lo conoscete, vi prego di segnalarmelo, così che possa aggiornare le fonti)

Nel periodo egizio chi era affetto da malattie diventava uno schiavo, nel periodo greco-romano le persone interessante da disabilità venivano soppresse, nel medioevo-rinascimento venivano “usate” per spettacoli di dubbio gusto come giullari, cantastorie e clown ante litteram, appena nacquero i manicomi queste persone (minori e adulte) venivano rinchiuse ed escluse socialmente, ma una cosa che non è mai mancata è il vilipendio e l’utilizzo dei termini legati ad una condizione fisica e mentale per apostrofare (in modo spregevolmente negativo) persone che di quella condizione non soffrono ma li si vogliono disegnare come “inferiori alla normale” (concetto, quello della normalità, introdotto solo in termini recenti con la statistica). Dare una etichetta che si riferisce ad un gruppo di persone, con senso dispregiativo, ad una persona, per offenderla, è un gesto che dovrebbe creare il voltastomaco, oggi. Qui il perbenismo e il politically correct non c’entra niente. Sono solo parole vuote utilizzate per definire ciò che non si sa definire, per ignoranza. Sarebbe un po’ come se, in questo momento, per definire un ragazzo non eccellente a scuola gli dicessi: “sei ignorante come un/a giornalista!”. Forse dovremmo spiegarlo così alla De Gregorio, insieme al fatto che, prima di parlare, bisogna studiare.

La primissima rappresentazione di un “soggetto interessato da deficit” (per dirla con le parole del Prof. Antonello Mura) della Storia: un servo/schiavo, affetto da poliomielite, che partecipa ad un corteo funebre. “La stele egizia di Rem ci offre quella che, forse, è la prima immagine di una persona handicappata. Si tratta di un servo il cui corpo mostra i segni evidenti della poliomielite che lo ha colpito” (Errani 2000, p. 191). Ho affrontato questa discussione con un noto fumettista sardo, che in tutta risposta ha pure creato una vignetta che prendeva in giro il concetto di “studiare per ogni cosa prima di parlare”. Ebbene sì, care persone, prima di parlare bisogna studiare! Sembrerà strano, ma si può fare informazione o arte colta (proprio l’informazione colta a cui la De Gregorio ambirebbe, se avesse approfondito l’argomento dell’abilismo) studiando prima quello di cui si vuole parlare. Di recente, ad esempio, ho letto ottime vignette artistiche di Claudio Marinaccio e di Sio (Scottecs) che trattano argomenti veramente spinosi (depressione e pregiudizio) facendo ridere, sorridere ma allo stesso tempo riflettere. Altro pianeta! Bravi loro.

“Strisce di Claudio Marinaccio e Scottecs, riferimenti nelle fonti .

L’abilismo è un atteggiamento che considera le persone con disabilità come inferiori, dipendenti o bisognose di compassione, ignorando le loro capacità, i loro diritti e la loro dignità. L’abilismo si manifesta spesso attraverso stereotipi, pregiudizi e linguaggi inappropriati, che contribuiscono a escludere e marginalizzare le persone con disabilità nella società . La salute non è abilismo, non è solo bio-psico-sociale, ma è anche nel linguaggio. Il linguaggio genera pensiero, il pensiero genera salute, la salute porta Salute. Cara Concita De Gregorio, buono studio, senza pregiudizi. ps. Mi perdonino gli amici e le amiche giornaliste se ho utilizzato quest’ariete per cercare di metaforizzare un concetto. Non credo che la categoria sia composta da ignoranti, ovviamente, ça va sans dire.

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Bio: Andrea Moi, Psicologo. Collabora con coop. sociali e scuole di tutta Italia nel supporto ad insegnanti e famiglie con interventi in classe, formazione in presenza e a distanza. Nel Terzo Settore ha lavorato con associazioni e ONG sui temi del volontariato, progettazione, innovazione e formazione. In qualità di relatore ha tenuto interventi in seminari e conferenze sulla violenza di genere e per nove anni è stato Giudice Onorario presso la Corte d’Appello sez. minori di Cagliari.

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Fonti:

https://quotidiano.repubblica.it/edicola/searchdetail?id=http://archivio.repubblica.extra.kataweb.it/archivio/repubblica/2023/08/04/decerebrati-cretini-integrali-da-cui-qualcuno-si-fa-influenzare25.html&hl=&query=${escapeTool.url($query)}&field=nel+testo&testata=repubblica&newspaper=REP&edition=nazionale&zona=sfoglio&ref=search

https://quotidiano.repubblica.it/edicola/searchdetail?id=http://archivio.repubblica.extra.kataweb.it/archivio/repubblica/2023/08/05/luso-delle-parole-lhandicap-e-il-politicamente-corretto27.html&hl=&query=${escapeTool.url($query)}&field=nel+testo&testata=repubblica&newspaper=REP&edition=nazionale&zona=sfoglio&ref=search https://www.facebook.com/claudio.marinaccio.7 https://www.facebook.com/scomics

D’Alonzo, L. (2012). Questioni, sfide e prospettive della pedagogia speciale. In Questioni, sfide e prospettive della pedagogia speciale, (pp. 7-21). Liguori Editore.

Ugolini, S. (2014). L’atteggiamento della cultura greco-romana nei confronti della disabilità: agli antipodi della nostra ‘inclusione’?. Dossier di “Scuola e Amministrazione”, NIKEDITRICE, Aradeo, Lecce.

Errani, A. (2000). Le immagini degli handicappati nella storia. Permanenze e cambiamenti. A. Canevaro e A. Goussot, La difficile storia degli handicappati, 189-236. Canevaro, A. (Ed.). (2007). L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Trent’anni di inclusione nella scuola italiana. Edizioni Erickson.

Mura, A. (2016). Pedagogia speciale e disabilità intellettiva. Cenni storici, ricerca e prospettive inclusive. SCIENZE DELL’EDUCAZIONE, 671-679.

Mura, A., & Zurru, A. L. (2013). Elementi per una rilettura pedagogico-speciale di un «serious philosophical problem». Italian Journal of Special Education for Inclusion, 1(1), 39-48.

Canguilhem, G. (2012). On the Normal and the Pathological (Vol. 3). Springer Science & Business Media.

Bertini, M. (2012). Psicologia della salute. Raffaello Cortina Editore.

Pic by Placeholder text & Graphics by Andrea Moi. Img by RUN 4 FFWPU: https://www.pexels.com/it-it/foto/due-ciclisti-in-esecuzione-l-uno-sull-altro-1568804/

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