Educazione sessuo-affettiva

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Su «El País» (ripreso poi da Internazionale n. 1685) qualche giorno fa è apparso un articolo che parla di femminicidio in Italia, e ne parla con estrema lucidità e conoscenza del nostro contesto, forse maggiore di tanti articoli letti nei quotidiani nostrani.

Scrivo qui alcuni passi e dopo farò una riflessione con chi gradirà.

“Chiedo a tutta la politica di essere unita. Prendete provvedimenti all’unanimità, senza destra né sinistra. Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza e gli strumenti normativi per prendere provvedimenti affinché non succeda più. Ve lo chiedo con tutto il cuore”. Due giorni prima avevano ucciso sua figlia, Lorena Isceri.

…Il 18 settembre, per esempio, il ministro degli esteri Antonio Tajani ha scatenato una polemica affermando che di fronte a una donna “affascinante”, ma potenzialmente infedele, consiglierebbe di sposarne un’altra “meno appariscente” e con “la gonna più lunga”, perché sarebbe “una madre di famiglia migliore” e garantirebbe “la stabilità della casa”. È probabile che né Tajani, 73 anni, né Lorena Isceri, 45, né Federico Vella, 36, abbiano mai ricevuto alcun tipo di educazione sessuo-affettiva a scuola.

…spiega la psicoterapeuta Marta Giuliani, esperta di educazione sessuo-affettiva e segretaria nazionale dell’associazione AltraPsicologia.“Oggi bambini e ragazzi sono esposti a un bombardamento continuo d’informazioni e sono fragili, hanno bisogno di strumenti per elaborarle, che si tratti di pornografia, molestie o della gestione della propria immagine sui social. Senza questo tipo di educazione, li abbandoniamo a loro stessi. E abbandoniamo anche famiglie e insegnanti, che si trovano disarmati di fronte a ciò che i ragazzi vedono nella loro quotidianità”

…“La legge (Valditara) va benissimo come l’abbiamo concepita perché difende la libertà educativa dei genitori”, ha affermato il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara, che nel proporla aveva sottolineato la necessità di tutelare i bambini e le bambine dalla “propaganda gender”, trasformando così l’educazione sessuale in una questione ideologica.

…Anche le Nazioni Unite e l’Unione europea raccomandano l’educazione sessuo-affettiva obbligatoria per combattere la violenza di genere. Nel 2025 il Consiglio d’Europa aveva richiamato l’Italia perché era uno dei sette stati europei a non aver fatto ancora questo passo.

…Il paese, governato da una coalizione di estrema destra guidata da Giorgia Meloni, è in ritardo in tutti gli indici internazionali sulla parità: è all’83º posto su 146 nel Global gender gap report 2026 ed è in fondo anche su scala europea. Inoltre in Italia la misoginia figura al primo posto nella Mappa dell’intolleranza online del 2025.Perché un paese che negli anni settanta è stato all’avanguardia approvando la legge sul divorzio e sull’aborto è in ritardo rispetto al resto d’Europa in termini di uguaglianza? “Perché il patriarcato non vive solo nelle leggi, ma anche nella quotidianità, nel lavoro di cura di bambini e anziani, che ricade principalmente sulle donne. Vive negli stereotipi, nelle differenze economiche, nella difficoltà di conciliare maternità e lavoro. E vive nel linguaggio usato per definire l’amore. La gelosia non è amore. Il controllo non è protezione. Il possesso non è affetto”, spiega Stefania Ascari.

…Anche gli studenti sono contrari alla legge Valditara. “L’educazione che chiediamo non serve solo a cambiare le dinamiche patriarcali nei rapporti sessuali tra uomo e donna, ma nella vita in generale”, spiega Sophie Volpato, vent’anni, del sindacato Rete degli studenti medi. “Tra noi le differenze sono ancora un problema, e questo non si risolverà con i divieti”.

…Il governo “non ha introdotto strumenti per superare le disparità salariali, non ha approvato il salario minimo e non è intervenuto sulla povertà delle fasce sociali più deboli, tra cui ci sono fondamentalmente le donne. E ora stiamo discutendo in parlamento una nuova legge elettorale che elimina le quote di genere nelle liste elettorali”, spiega Ferrari.Dopo la morte di Giulia Cecchettin, Meloni ha approvato una norma che introduce il femminicidio nel codice penale, ma “quello che conta non è la repressione, è la prevenzione, e il successo di questa richiesta di referendum dimostra che i cittadini lo capiscono e sono più avanti della politica”, spiega Valeria Valente.

Riflessione:

Liberiamo subito il campo: fare educazione sessuo-affettiva NON significa fare comunicazione “gender”, qualsiasi cosa voglia dire o qualsiasi cosa vogliano farvi credere. Fare educazione sessuo-affettiva significa, e riprendo le parole della collega Giuliani, non lasciare i/le minori soli/e quando sviluppano dubbi e hanno bisogno di confronto sui temi della pornografia, delle molestie, della gestione della propria immagine sui social, etc. Perché qualora fossero lasciati soli/e di certo non esaurirebbero la propria curiosità facendo “spallucce”, ma chiederebbero ad amici nel migliore dei casi o a sconosciuti in internet nel peggiore. Allo stesso modo le famiglie hanno bisogno di essere accompagnate, così come i docenti, per comprendere un tema spesso distante per ragioni generazionali o culturali.Come aggirare questo ostacolo? Inserendo nelle scuole dei/delle professionisti/e della salute che sanno come e quando trattare questi argomenti, semplicemente lasciando che emergano nei contesti. Ad esempio se uno studente dovesse fare qualche domanda durante la lezione di scienze, lo specialista potrebbe proporre un approfondimento successivo. Ma non solo… L’educazione affettiva richiede curricoli strutturati, continuità pedagogica e spazi formali dedicati, non solo accoglienza spontanea del dubbio. E per questo serve una collaborazione tra mondo politico, il legislatore, gli/le specialisti/e e ovviamente noi, la popolazione. Con Diritto a stare bene stiamo cercando di fare anche questo. Fuori dalla politica partitica, ma totalmente immersi in un contesto politico, scientifico, accademico, di salute.

Fare educazione sessuo-affettiva non significa, come qualcuno sta vendendo forse per raggranellare qualche voto in più, insegnare il “sesso” ai bambini o il “sesso omosessuale”. Questa è una stupidaggine che squalifica una professione intera (o forse più professioni…). Significa inoltre non conoscere quelli che sono i fattori di rischio di una strage costante che sta avvenendo nelle scuole e nella società. Una strage che ha i propri fondamenti culturali nel nostro linguaggio, nelle nostre leggi, nei nostri gesti quotidiani. E che si chiama in un unico modo, quel modo che tutti e tutte conosciamo e che definisce una violenza nei confronti di una parte della popolazione solo per un’unica motivazione: essere quella che si è. Quella parola è FEMMINICIDIO, una parola che nei confronti degli uomini cis non può esistere. Perché non esiste donna che uccida un uomo solo per il fatto che si senta in diritto di farlo, solo perché crede che la vita di quell’uomo non valga come la propria, solo perché crede di possedere quell’uomo a tal punto da poter decidere della sua vita come della sua morte e che questo avvenga in tutta Italia, a ondate, durante tutto l’anno e per tanti anni di seguito.È mai successo nella storia? Probabilmente sì. Ci sono stati tanti delitti di tutti i tipi che purtroppo hanno coinvolto tutti i tipi di persone. Ma è una casistica che merita l’attenzione statistica? Totalmente no. Il femminicidio è un delitto radicato in un’asimmetria di potere storicamente e socialmente legittimata, non una devianza casuale.

Nessuno vorrebbe che esistesse la parola FEMMINICIDIO. Credo che a tutti/e piaccia l’idea che un giorno questa tipologia di violenza smetta di esistere. Nel futuro forse si potranno chiamare tutti questi delitti in un unico modo, perché non esisterà più la violenza di genere e la violenza domestica. Ma allo stato attuale non è così. Allo stato attuale chi rinnega la parola FEMMINICIDIO nel migliore dei casi ignora (colpevolmente), nel peggiore manipola.Dare il nome a una ferita non è un atto di accusa, e non è l’obiettivo di chi lavora su questo tema tutti i giorni, ma solo il primo atto. Viviamo un periodo di ombre, tante ombre. Questa è una delle tante ma non meno importante delle altre. Dobbiamo portare la luce su tutte.

Trovate qui l’articolo citato su Internazionale:https://www.internazionale.it/magazine/barbara-celis/2026/10/01/la-destra-non-vuole-che-si-parli-di-sesso-a-scuolaO qui su El País:https://elpais.com/educacion/2026-09-27/italia-quiere-sacudirse-el-machismo-desde-la-escuela.html?fbclid=IwdGRjcAUvLfZjbGNrBS8t22V4dG4DYWVtAjExAHBkb2YFc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEergXRswWI8BriE1s7JsLjjyumqspla-8YOC__1cnYi2zvQSJoBMPTTVudPPk_aem_Mv0PQWur6l4u6wkSNboMjA#EducazioneAffettiva#NonUnaDiMeno#PrevenzioneViolenza#Scuola #Salute

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